Fiorentina: fra patto di Natale e contestazione. L’aria che tira.

Cosa succede in casa Fiorentina? La squadra galleggia a mezza classifica. La proprietà compare a tratti. Il mercato di riparazione incombe. Voci contrastanti sul futuro e nessuna certezza su cosa è rimasto del ‘progetto’.

Stamani il Il Corriere dello Sport apre con l’idea di un patto fra squadra – società – tifosi: tutti insieme verso l’obiettivo. Sulla carta suona molto bene, ma per passare dalle parole ai fatti è necessario intendersi prima.

I tifosi viola e la contestazione

Per stringere un patto bisogna che tutte le parti chiamate in causa siano d’accordo. E per due terzi la cosa potrebbe anche funzionare: infatti sia Andrea che Diego Della Valle hanno richiamato la squadra a lottare unita, confermando la fiducia al tecnico Pioli e quella allo staff dirigenziale. Bene così, quindi? Non proprio perché il terzo elemento di questo possibile patto, sono i tifosi viola. E per quanto a Natale siamo tutti più buoni, i segnali da parte della tifoseria sono di rottura. Cattivi ragazzi? Può essere e magari è anche così. Forse la minoranza è prevenuta nei confronti di proprietà e di dirigenza. Nostalgici che non si adeguano alle regole del calcio finanza. Incontentabili dal palato fine che non si rassegnano a vedere la numero 10 svenduta a giocatori di livello normale, o peggio a giocatori che la trattano come una maglia normale. Gente risentita che col brutto tempo tira fuori gli chantilly – le calosce per chi non è di San Frediano e dintorni – perché al Franchi quando piove, piove sui 3/4 del pubblico e il Rinascimento Viola langue fra ipotesi e dilazioni temporali.

Quel che resta del progetto viola

E poi, cosa ben più importante degli umori personali, quale sarebbe l’oggetto del patto per la Fiorentina? La risposta è: quello che resta del progetto viola. Un progetto che nel corso degli anni ha perso pezzi e si è ridimensionato così tanto da non avere più nemmeno i contorni del plausibile. Autofinanziamento prima e mercato creativo oggi. Spese contenute, mantenimento dei giocatori di valore – almeno fin quando l’offerta non sarà dichiarata irrinunciabile – e come traguardo il settimo posto, valido per i preliminari di Europa League. In un loop di mestizia che lascia poco spazio ai sogni di gloria.

La soluzione è il confronto franco

Catastrofismo? Può essere. Ma senza chiarezza nella comunicazione, passa sempre il messaggio peggiore. Il nodo è proprio questo. Della Valle, Corvino, Cognigni e gli altri dirigenti viola sono seraficamente convinti della loro totale trasparenza. E così sia. Ma allora perché non ribadirla all’esterno? Perché non dire sì all’invocato #CONFRONTOVIOLA? Per rendere manifesta la propria linea imprenditoriale e dirigenziale. Discuterne francamente con stampa, Comune di Firenze, rappresentanti del tifo, istituzioni interessate in modo tale che si possa avere chiaro quale sorte e quale futuro attende la nostra Fiorentina.

Errebì72
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