La radio a transistor rendeva ancora più gracchiante la voce, già roca, di Sandro Ciotti che si avviava a concludere il suo breve intervento di approfondimento dallo Stadio Bentegodi di Verona. La Fiorentina di De Sisti, Superchi, Merlo e Brizi, del “gringo” Clerici e di Nello Saltutti aveva vinto per 2-1, in una partita di per sé di secondaria importanza nell’economia di quel campionato al suo avvio, un campionato nel quale la squadra viola era allenata da un “maestro” come Niels Liedholm. I riflettori in quella terza giornata erano tutti puntati sullo storico 9-3 rifilato dal Milan all’Atalanta, un risultato destinato a restare, ancora oggi, quello con il maggior numero di gol nella storia del nostro campionato.

Ad un certo punto, fra le classiche note sulla partita in margine al tabellino dei marcatori, Sandro Ciotti pronunciava una frase che si sarebbe rivelata profetica come poche: “Oggi ho visto esordire un campione.” Il calciatore che tanto aveva entusiasmato “the voice” era un diciannovenne umbro dal mento pronunciato, gli occhi spiritati, che sembravano sempre fissare punti lontani dando l’impressione di una timidezza esagerata, ed i piedi fatti della stessa materia con cui si fabbricano i sogni; il suo nome: Giancarlo Antognoni. Sandro Ciotti aveva visto giusto, sul prato verde dello Stadio veronese aveva mosso i primi passi di una splendida carriera il talento forse più puro di quella generazione che avrebbe espresso la squadra capace di conquistare il terzo titolo mondiale.

Giancarlo Antognoni, quel pomeriggio indossava la maglia numero otto e mostrava il passo e le caratteristiche inconfondibili del grande interno: visione di gioco, falcata elegante, testa alta, facilità di calciare con entrambi i piedi ed una buona velocità di corsa e di esecuzione. Accanto a lui in quella Fiorentina “d’emergenza”, ricordano le cronache, giocano Merlo, Mario Perego, il “gringo” Clerici ed un vecchio campione giunto al capolinea di una carriera ricca di successi e soddisfazioni: Angelo Benedetto Sormani. Liedholm, che ha scoperto il talento di Antognoni e ha convinto la società viola a pagarlo una fortuna (alla fine l’Astimacobi riceverà 700 milioni di allora!), è un buon conoscitore dei giovani talenti e lo utilizza con grande sapienza.

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