Il “Corriere della Sera” dedica ancora ampio spazio al caso delle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella curva della Juventus. La dirigenza smentisce, ma la Figc sembra pronta a proseguire.

La situazione è complessa e potrebbe avere radici lontane. Ma è di questi giorni la bufera riaccesa dalle dichiarazioni del procuratore Figc, Giuseppe Pecoraro, all’antimafia: “Si evidenzia che Saverio Dominello e il figlio Rocco sono rappresentanti a Torino della cosca Bellocco Pesce di Rosarno. Rocco Dominello ha rapporti con la dirigenza Juve per la gestione di biglietti e abbonamenti. I dirigenti che hanno contatti con queste persone sono: Merulla, Carugo, D’Angelo e il presidente Agnelli“. Dalle carte e dalle intercettazioni emerge come Rocco Dominello fosse bene inserito nella curva bianconera, tanto da saperla in parte gestire, e da fungere da intermediario con il mondo ultrà. La Juve proverà a considerarsi si considerarsi parte lesa. Andrea Agnelli in prima persona ha rilasciato una dichiarazione pubblica tramite Twitter: “Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti ricordo che non ho mai incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è falso”.

COSA RISCHIA LA JUVE – Pecoraro, in ogni caso, avrebbe intenzione di chiudere l’inchiesta sportiva che riguarda la Juventus nel giro di 7-10 giorni, in un’intervista all’agenzia Ansa, ha aggiunto: “Nell’inchiesta sportiva su questa vicenda io ho tre possibilità. Se trovo convincenti le osservazioni della Juve, archivio: altrimenti c’è il patteggiamento o il deferimento“. La speranza è quella che sulla vicenda sia fatta chiara luce, per non lasciare un’ombra così infamante su una società sportiva italiana. Finché si tratta di accuse di sudditanza psicologica sul campo, si resta in ambito sportivo, ma la collusione mafiosa sarebbe un’altra storia!

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