Vittorio Cecchi Gori a Vanity Fair racconta i suoi guai giudiziari e la speranza di un maxi risarcimento. Da quella notte del 2001 al fallimento delle sue aziende, Fiorentina compresa, al carcere, fino ai guai di salute.

Una presidenza che, nel bene e nel male, ha fatto la storia della Fiorentina. Con Vittorio Cecchi Gori – presidente dal 1993 al 2002 – gli ultimi successi della squadra viola, ma anche il fallimento, la retrocessione in Serie C2. E poi le vicende personali che saranno narrate nel docufilm “Cecchi Gori: una famiglia italiana” di Simone Isola e Marco Spagnoli, che sarà presentato a ottobre alla Festa del Cinema di Roma.

Come l’episodio dell’eclatante arresto nell’estate del 2001. La perquisizione nel cuore della notte in seguito ad un avviso di garanzia per concorso in riciclaggio. Così commentata da Vittorio Cecchi Gori a Vanity Fair: “Mi hanno messo in mezzo, si sono inventati a tavolino il mio fallimento. Hanno preso a pretesto una distrazione, una cazzata minore, per mandarmi all’aria“. E poi il chiacchierato episodio della cocaina trovata durante quella perquisizione: “Lo zafferano era una stronzata [riferendosi alla scusa che il produttore avrebbe inventato per giustificare lo stupefacente, n.d.r.]. Ma quella droga è sempre stata un mistero… Ce la misero apposta: calunnia, calunnia…“.

È pronto a dare battaglia, nonostante i 77 anni e i due ictus che lo hanno colpito due anni fa: “Non so se in Italia esista qualcuno che sia stato più truffato di me… Una distrazione di fondi è una cazzata se paragonata a un gruppo enorme, che valeva una fortuna e dava lavoro a migliaia di persone. Poteva essere punita, come un debito da tre milioni per i quali me ne pignorarono centinaia, distruggendo la Fiorentina, la Finmavi, la mia reputazione… C’è un ricorso al Consiglio di Stato che per il furto delle TV, a fine anno, potrebbe farmi riavere 900 milioni di euro. Altri 400 pendono dal furto della Fiorentina“.

Errebì72

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