Per la Fiorentina dopo la sconfitta in Coppa Italia contro l’Atalanta, arriva il momento di tirare le somme. Stagione fallimentare e futuro da decifrare sia per i vertici societari, che per la reazione della base dei tifosi.

Ci abbiamo sperato, più che creduto. Nel calcio non sempre i valori effettivi si rispecchiano in una gara secca. Ma nel caso della partita di Bergamo contro l’Atalanta la Fiorentina ha fatto i conti con sé stessa e con la forza superiore dell’avversario. Pur non demeritando, i viola sono usciti sconfitti dalla semifinale di ritorno di Coppa Italia. Troppo più in palla la Dea, convinta, carica, con un gioco organizzato e un possesso palla schiacciante (abbondantemente oltre il 60%). E poi quel giocatore straripante per classe e continuità. Un ex ‘bidone’ viola, Josip Ilicic, partito due stagioni fa per quanto sarebbe poi costato Valentin Eysseric alla Fiorentina, circa 5 milioni di euro.

La Coppa Italia era l’ultimo lumicino di un’annata che, adesso sì lo possiamo scrivere, è fallimentare. In campionato i viola sono undicesimi con 40 punti, a pari merito con il Cagliari. Lunedì sera, contro il Sassuolo, l’obiettivo è quello di staccare i neroverdi, dodicesimi a 38 punti e di vincere la prima partita al Franchi del 2019. La Sampdoria, nona, dista 8 punti ovvero una distanza maggiore di quella che separa la Fiorentina dall’Udinese, diciassettesima con 33 punti.

Numeri che sono lo specchio di una stagione, iniziata con un obiettivo piuttosto ‘ammosciante’: il settimo posto che, per inciso, non è nemmeno detto valga i preliminari di Europa League. Per un certo periodo del campionato quel traguardo è stato sognato dai tifosi come il migliore dei risultati possibili. In un panorama generale grigio e mesto. Ma anche quella meta si è volatilizzata velocemente. Nonostante tabelle e calcoli di giornalisti e addetti ai lavori, la tenessero forzatamente in vita. Nonostante l’ex tecnico Pioli ogni volta dicesse che non era quella la partita (pareggiata o persa) che contava davvero. Pioli… l’allenatore sul quale si sono riversate tutte le colpe.

Già la colpa. Una concomitanza di responsabilità che vede esclusi solo i tifosi viola. Non solo i 2.200 presenti a Bergamo, 1000 dei quali partiti con un treno speciale – il primo nel calcio dopo 20 anni – sono tornati stamani all’alba. Ma tutti quelli che hanno mantenuto fra le più alte d’Italia la media spettatori dello Stadio Artemio Franchi. La tifoseria, seppur spaccata è rimasta fedele alla linea: accanto alla squadra, almeno fino alla fine dell’avventura della Coppa Italia. La fine è arrivata ieri, anche se mancano ancora 5 partite di Serie A valide per le statistiche.

E adesso? Adesso si aspettano le mosse. Dei tifosi, quelli che contestano Della Valle e la dirigenza che si avviano verso il 18° anno senza alcun trofeo con la prima squadra. Ma anche della proprietà che dovrà decidere se restare nelle paludi della mediocrità, propinando alla piazza le stesse parole divenute un mantra. Quali? Progetto e autofinanziamento, in nome del quale – il bilancio è in rosso – è già pronto anche il possibile alibi per la vendita dei pezzi pregiati (Chiesa, Milenkovic, Veretout). Oppure fare passi concreti verso la città e verso la tifoseria con inversione di tendenza e coraggio di investire: centro sportivo giovanile (a settembre?) e stadio (bello il plastico eh, ma non basta…). Il resto è noia.

Errebì72

 

 

 

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