La nota ufficiale di ACF Fiorentina chiede “solo silenzio e rispetto” per onorare la memoria di Davide Astori. Mercoledì il giocatore torna a Firenze per l’omaggio di parenti, amici e tifosi. La camera ardente sarà allestita presso il Centro tecnico Federale di Coverciano. Giovedì alle ore 10 le esequie e il lutto cittadino.

Ieri sera con una nota ufficiale la Società ha chiesto silenzio e rispetto. Davide non riposa ancora. Si trova a Udine per gli accertamenti autoptici. Solo domani tornerà a Firenze per un ultimo abbraccio collettivo. Giovedì le esequie nella Basilica di Santa Croce, riservata ai ‘grandi’, nel centro storico di Firenze. A due passi da dove viveva con Francesca e Vittoria.

Nella scelta delle notizie, Gazzaviola.it non ha mai superato la linea del ‘fatto’. Nessuna illazione. Bandite le polemiche per eventuali dichiarazioni inopportune o strumentalizzabili. Nessun giudizio di esperto medico sulle cause del decesso. Nessun riferimento a scelte economiche della società e relative al rinnovo di contratto.

Il silenzio totale però è impossibile e forse ingiusto. Firenze sa ritrovarsi nel dolore come poche altre città al mondo. Risveglia il suo senso di appartenenza e la propria voglia di partecipazione. Che nei momenti di difficoltà diventa l’unico antidoto alla sofferenza. È sempre stato così. Per l’alluvione del 1966, come anche per le bombe mafiose del 1993. Le ferite più grandi del Dopo Guerra. Sul piano sportivo la Fiorentina, per i tifosi fiorentini, è una cosa di famiglia. Lo dimostra l’ondata collettiva di ‘commozione’, che nella sua accezione letterale vuol dire muoversi insieme.

La spontaneità della processione allo Stadio Franchi, iniziata poche ore dopo il diffondersi della notizia e mai terminata (LEGGI QUI), le foto, i commenti, i messaggi che hanno invaso i social non sono una mancanza di rispetto, non sono rumore, ma la testimonianza di chi vuole dire: “Io ci sono“. “Io ci sono” per un ragazzo di 31 anni, un padre di famiglia, un marito, un figlio, un fratello e un amico. Una persona che avrebbe potuto essere uno chiunque di noi. Ma anche, “Io ci sono” per un calciatore, un atleta, un modello per chi segue lo sport. Uno di quelli che non invecchiano mai nella memoria di chi li vede giocare sul campo di pallone. Perché, come cantava Francesco Guccini: “nella fantasia ho l’immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli“.

Errebì72
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