Genoa Fiorentina è prima di tutto uno scontro salvezza. Il Grifone con 31 punti e la Viola con 29 sono a caccia di punti per tenere lontana la zona calda. Ma oggi pomeriggio al Ferraris si incrociano anche alcune storie di rivalità sportiva per le rispettive tifoserie. Il caso di Iachini e di Marco Rossi.

Beppe Iachini si presenta al Ferraris per il debutto del suo mandato bis, dopo le dimissioni di Cesare Prandelli da allenatore della Fiorentina. Uno stadio che il tecnico marchigiano conosce molto bene avendo allenato la Sampdoria, maglia alla quale ha legato alcune delle più intense emozioni della sua carriera.

Eppure la rivalità contro il Genoa inizia molto prima, come riporta Telenord.it. Nella stagione 1996/97 Iachini gioca nel Ravenna e sfida il Genoa lanciato verso la Serie A. La squadra romagnola gioca alla morte e pareggiando 1-1 manda all’aria i sogni di promozione del Grifone. Stessa storia nel 2004/05 quando Iachini allena il Piacenza che, con un pareggio in extremis alla penultima di campionato, sottolineato da un’esultanza incontenibile dell’allenatore, costringe il Genoa a restare in Serie B. L’ultimo episodio che sancisce definitivamente la frattura fra il popolo rossoblu e Iachini risale al 2012 quando il tecnico della Samp, parlando con alcuni tifosi doriani, definisce i genoani delle “me**e“.

Marco Rossi: idolo del Genoa e ‘vergogna’ con la Fiorentina

Anche lato tifosi della Fiorentina c’è un personaggio che da anni si è attirato ben poche simpatie. Marco Rossi, oggi dirigente del Genoa e inserito nella Hall of Fame del club rossoblu, fu fra i primi ad abbandonare la nave nel 2002 quando la Fiorentina fallì. A gennaio di quell’anno chiese la rescissione del contratto con ACF Fiorentina per mancato versamento di € 25.000 (premi partita) mettendo di fatto in mora la società.

Non fu l’unico, a lui si unirono altri sei giocatori (Nuno Gomes, Roberto Baronio, Sandro Cois, Domenico Morfeo, Alessandro Pierini, Christian Amoroso) che ricevettero dagli ultras della Fiorentina la “maglia della vergogna“. Si trattava di maglie bianche (da pochi soldi) con il nome scritto a mano e tirato via, condito dall’aggettivo “indegno” e davanti il simbolo dell’euro al posto del giglio di Firenze.

Altri tempi, altre storie, ma certamente un contorno caldo per una sfida dalle mille sfaccettature.

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