Giornate febbrili per le istituzioni sportive. La Serie A, per ripartire, fa i conti non solo col calendario ma anche con la logistica. Il professore Ricciardi, esperto del ministro Speranza e della Figc, propone di “differenziare le aree per livello di rischio“. Gli stadi del Nord Italia potrebbe essere dichiarati inagibili.

Sui grandi quotidiani sportivi si prova ad individuare le soluzioni per la ripresa della Serie A. Una coda estiva di campionato sembra la direzione intrapresa, ma resta il nodo stadi. Premesso che si giocherà a porte chiuse e che si assisterà a maxi ritiri di isolamento che coinvolgeranno giocatori, staff tecnici, personale medico e dirigenti, non è detto che tutti i club giocheranno nel proprio stadio. Città come Milano, Bergamo e Brescia colpite duramente dall’emergenza coronavirus potrebbero essere dichiarate ancora zone rosse quanto meno per lo sport. Sulla questione stadi, la Lega Serie A sembra non volere scendere a patti ma la decisione nel caso non spetterà agli organi sportivi, ma a quelli politici e amministrativi locali.

Serie A, gli stadi per la ripresa: si gioca solo nel Centro-Sud?

Su La Repubblica si legge: “Nel Lazio ci sono stadi a sufficienza: a Roma, oltre all’Olimpico, 5 campi all’Acqua Acetosa, poi Rieti, Frosinone e Tivoli (dove andrebbero in ritiro gli arbitri)“. Possibile quindi che le squadre del Nord siano costrette ad ’emigrare’ verso il Centro-Sud, fermo restando che quelle residenti nell’area geografica, come per esempio Fiorentina, Lazio, Roma, Napoli etc. resterebbero nella città di pertinenza.

 

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