Il 27 ottobre 2010 a soli 40 anni, la moglie di Moreno Torricelli, Barbara moriva per una malattia fulminante. Il terzino viola, idolo della Juventus vincente del Trap decideva di dedicarsi ai figli e di cambiare vita fra le montagne della Val d’Aosta.

Il caso gli aveva regalato palcoscenici insperati col pallone e un destino maledetto gli aveva impedito di continuare come allenatore. Così forse si può riassumere la storia professionale di Moreno Torricelli di Erba provincia di Como. Falegname dall’età di 14 anni. “Militavo nella Caratese una squadra del campionato interregionale. Giocare al calcio mi divertiva un casino forse perché avevo iniziato a fare l’operaio troppo presto. Poi ho saputo cogliere l’attimo e la possibilità inaspettata“. E che opportunità! Nel 1992 lo nota Giovanni Trapattoni durante un’amichevole fra la Caratese e la Juventus. Il Trap convince la società bianconera ad investire 50 milioni delle vecchie Lire su un giovane sconosciuto, che ha già 22 anni e che arriva in una rosa che conta giocatori del calibro di Roberto Baggio. Sarà proprio l’ex viola a soprannominarlo amichevolmente Geppetto.

Un nomignolo che lo accompagnerà in una folgorante carriera con la maglia della Juventus, rendendo omaggio alle sue umili origini e al suo carattere volitivo. La bacheca è degna di un campione di prima categoria scudetto, Coppa Italia, Champions League, Coppa Intercontinentale, Supercoppa italiana e Supercoppa europea. Dopo sei anni di vittorie decide chiede nel 1998 di essere ceduto alla Fiorentina, per seguire l’uomo al quale doveva tutto professionalmente. Sulla panchina viola infatti siede Giovanni Trapattoni. I 4 anni con la maglia viola finiscono col fallimento della società gigliata nel 2002.

La famiglia Torricelli e Firenze

La famiglia Torricelli però ha ormai preso casa a Firenze, sulle colline. È lì che la moglie Barbara ha deciso di crescere i 3 figli, Arianna, Alessio e Aurora. Ed è da lì che Moreno comincia a muovere i primi passi da allenatore. Ed è lì che il 27 ottobre 2010, Barbara dopo una malattia fulminante muore a soli 40 anni. È la fine brusca, inaspettata e ingiusta per chi se ne va e anche per chi resta. Moreno, dopo i funerali della moglie nella chiesa del Galluzzo (replicati a Monguzzo città natale di Barbara) e dopo un ultimo gesto di generosità con la donazione delle offerte al “Progetto Luce” del reparto di Ematologia dell’ospedale di Careggi, sezione di Firenze dell’Associazione italiana contro le leucemie, lascia le colline per le montagne. Decide di dedicarsi ai figli, dice no alle prime opportunità di carriera in panchina e si trasferisce nel comune di Lillianes in Val d’Aosta.

Oggi le montagne sono il suo confine e i giovani il suo obiettivo: “Sto collaborando con Bosch e Randstad per il progetto “Allenarsi per il futuro”: io e altri atleti andiamo a parlare ai ragazzi delle scuole per promuovere l’alternanza scuola-lavoro. È molto motivante avere a che fare coi giovani che saranno il nostro futuro”. Con un occhio anche al pallone, quello non professionistico, come supervisore delle giovanili di una squadra locale della Val d’Aosta.

Errebì72

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